sabato 5 settembre 2015

Collezione estate 2015







Tra i libri più attesi di quest'estate c'era senza dubbio Tempi glaciali, l'ultima inchiesta del commissario Adamsberg, della celebre autrice francese Fred Vargas. Per questo libro avevo grandi aspettative. Non sono un lettore di gialli ma il romanzo precedente, Nei boschi eterni, era riuscito magicamente a conquistarmi: ho amato la figura eccentrica del commissario Adamsberg, ma anche la scrittura leggera e allo stesso tempo raffinata della Vargas, i personaggi secondari ben curati e complessi, le atmosfere, le parti più comiche. Purtroppo in questo nuovo romanzo non ho trovato traccia di tutto ciò. Nel nuovo lavoro della Vargas, a parte il protagonista che non sembra aver perso smalto, il resto dei personaggi sono stati ridotti a comparse. Ho percepito sia nella scrittura che nell'atmosfera una pesantezza e una monotonia che non mi sono piaciuti per niente. La trama, il giallo vero e proprio, non è nulla di particolarmente ben strutturato. Un romanzo un po' buttato lì?


Dopo un anno alla perenne ricerca del libro prefetto, del romanzo che finalmente ti sveli il significato della vita, direi che ci si può concedere qualcosa di un po' meno pretenzioso, di leggero e spensierato. Affari di famiglia, scritto da Francesco Muzzopappa, racconta di un'anziana nobildonna che progetta il suo rapimento, cercando così di salvare il patrimonio, minacciato da un figlio imbecille e scialacquatore. Il personaggio della contessa Maria Vittoria del Pozzo della Cisterna è irresistibile; attraverso i suoi occhi e i suoi pensieri l'autore gioca con le convenzioni, e falsità e contraddizioni dell'alta società. Nella sua globalità il romanzo è sicuramente piacevole e divertente, quello che però proprio non mi convince è la trama poco brillante e un finale elementare, ma probabilmente questa ingenuità fa anche parte del genere. Il romanzo trova nella protagonista la vera ragione d'essere, forse troppo, il resto non è così curato. Niente di indimenticabile, ma il suo sporco lavoro di intrattenermi sotto l'ombrellone l'ha fatto bene.


Leggendo Mosca più balena ho voluto avvicinarmi a un'autrice, Valeria Parrella, di cui si sente parlare molto. Una scrittrice italiana che ama la forma del racconto era assolutamente da provare! Con un certo imbarazzo devo confessare che non ricordo proprio nulla di questa raccolta di racconti. Non mi hanno minimamente interessato dalla prima all'ultima pagina, tanto che ho fatto davvero tanta fatica a finire il libro. Potrebbe naturalmente essere che io avessi momentaneamente dimenticato il cervello da qualche parte, ma non ho proprio capito cosa dovrebbe esserci di tanto particolare e incisivo in questi testi, che hanno ricevuto fior fior di recensioni più che positive. Io ho percepito la Parrella come una scrittrice certamente già matura alla sua prima opera, ma più scaltra che brillante. L'autrice ha messo a punto una scrittura certamente contemporanea, che gioca con i chiaroscuri, con accostamenti alle volte arditi e una brutalità alle volte sconcertante; tutto questo però mi sembrato troppo artificioso. Mi ha davvero deluso.


In estate non può mancare qualcosa di bello lungo e coinvolgente, quest'anno il titolo che più si avvicina a questa tipologia è Io Claudio di Robert Graves. È un romanzo storico in cui Claudio, il futuro imperatore romano, narra le turbolente vicende degli ultimi anni del principato di Augusto e la complessa instaurazione della dinastia giulio-claudia con Tiberio, Caligola, e, infine, lo stesso Claudio. In verità il romanzo non copre l'intera vita di Claudio, ma solo la sua esistenza prima di diventare, in tarda età, imperatore. Esiste poi un seguito, che leggerò sicuramente. Per quello che ho potuto verificare, il romanzo è in linea di massima storicamente attendibile e si poggia sulle autorevoli testimonianze di autori antichi, primo fra tutti Tacito, tanto che alcuni passi del romanzo sembrano addirittura delle riscritture di altrettanti episodi degli Annali tacitiani. Naturalmente il testo di Graves risulta più accattivante della fonte latina, perché ha un'enfasi e una drammaticizzazione degli eventi molto più spiccate, essendo un romanzo e non un'opera storiografica. Ho trovato ottima la scelta di utilizzare lo stesso Claudio come narratore, fingendo che il romanzo non siano altro che le memorie private dell'imperatore. L'unico difetto è probabilmente la presenza di troppi episodi, francamente marginali, che certo dimostra l'attenzione dell'autore verso tutto il materiale antico a disposizione, ma rende alle volte la narrazione ridondante e dispersiva. Resta comunque un bel romanzo storico.


Non ci vogliamo far mancare anche un classico a tema marinaresco? Certo che no! Anche se definire La linea d'ombra di Joseph Conrad un romanzo marinaresco è davvero riduttivo. Conrad costruisce un romanzo molto denso ed allusivo, allegorico, che indaga uno dei momenti di passaggio più importanti nella vita di un uomo: l'ingresso dalla gioventù nell'età adulta. Il primo viaggio di un giovane comandante, ricco di imprevisti forse causati da una maledizione lanciata dal capitano precedente, si configura quasi come un viaggio iniziatico che comporta un profondo mutamento interiore. Il romanzo non è dei più semplici e richiede una certa concentrazione. Sono imperdibili alcuni squarci descrittivi immaginifici e la capacità di Conrad di rendere perfettamente quella tensione tra realtà e allusione simbolica che pervade il testo e lo rende speciale.


Almanacco del giorno prima, di Chiara Valerio, è uno dei romanzi italiani più sperimentali che ho letto ultimamente. Alessio Medrano fin da piccolo ha coltivato la passione per la matematica, Alessio trova però un'applicazione alle sue conoscenze alquanto particolare, forse discutibile: ha creato un pacchetto di investimenti acquisendo le polizze vita dei suoi clienti. In un certo senso è come se il suo profitto dipendesse dalla morte, dalla durata della vita dei suo clienti e dalla sua capacità di calcolarlo, con una freddezza quasi disumana. Per questo lavoro Alessio è perfetto, non solo per le sue conoscenze, ma per il suo carattere distaccato e imperturbabile. L'incontro con una fascinosa donna, gli farà conoscere un lato più sentmentale. Il romanzo è particolare non solo per le inserzioni, mai pedanti, di elementi tratti dal campo della matematica, ma sopratutto per la struttura frammentaria. La narrazione procede ad episodi, i ricordo dell'infanzia si alternano alle storie dei vari clienti di Medrano; la parte centrale del libro è addirittura costruita su una serie di pensieri frammentari ordinati secondo delle parole chiave ricorrenti. Una bella prova della Valerio, che ha davvero una tempra nello scrivere invidiabile. Ho però avuto la sensazione che questa frammentarietà e questa struttura in continua trasformazione, portino troppa ripetitività all'interno del romanzo che ad un certo punto mi è sembrato noioso e privo di forza. La Valerio mi è comunque sembrata un'autrice capace.


Sempre parlando di struttura a frammenti, ho letto Sembrava una felicità di Jenny Offill. Di questo romanzo ne ho sentito parlare molto bene; io l'ho trovato buono, ma niente di memorabile. Come ho accennato, il libro è costruito come un diario, o meglio una serie di annotazioni e riflessioni della protagonista su quello che le succede in famiglia, nella sua vita professionale e soprattutto, nella sua vita di coppia. Essenzialmente è la storia di una giovane donna ambiziosa che nel corso del tempo, compiendo determinate scelte, si trova a dover ridimensionare le proprie ambizioni lavorative per dedicarsi alla famiglia, tuttavia un evento destabilizza l'equilibro trovato e rimette in discussione tutto. La Offill ha sicuramente la capacità di trattare temi apparentemente banali, perché comuni e quotidiani, con disinvoltura e acutezza. L'idea di fondo non è certo tra le più originali, ma l'esplorazione del piccolo cosmo del quotidiano, delle leggi fondamentali che regolano i rapporti più intimi, è un territorio sempre della letteratura.



La sorpresa di queste letture estive è stata La vita agra di Luciano Bianciardi. Il titolo mi aveva un po' tratto in inganno, mi aspettavo il classico romanzo di pura descrizione di una condizione socio-economica, invece ho trovato un libro molto più complesso e ricco di significati. Il protagonista del romanzo si trova nella condizione di voler perseguire degli ideali, ideali rivoluzionari e di lotta ai soprusi dei padroni verso la classe proletaria, ma allo stesso tempo, per sopravvivere, deve adeguarsi ad uno stile di vita convenzionale. Il romanzo racconta questo dissidio e la disperata ricerca di un modo per evadere da una realtà sociale sempre più soffocante, in cui il consumo e la produzione sono i principi fondanti. La forza del romanzo è sopratutto nella scrittura trascinante di Bianciardi, di un'intensità fuori dal comune. Lo stile e i temi trattati hanno davvero permesso al romanzo di risultare tutt'oggi una lettura capace di lasciare il segno.



Nessun commento:

Posta un commento