giovedì 4 giugno 2015

Collezione maggio 2015




Letture del mese di maggio. L'America ha avuto la meglio.

Il libro che più mi ha tenuto occupato questo mese è senz'altro Perfidia di James Ellroy. Con questo voluminoso libro l'autore inaugura un nuovo ciclo di romanzi ambientati a Los Angeles. Perfidia si apre con uno degli eventi più drammatici della storia americana, l'attacco giapponese a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941. A questo evento shock si unisce, con un sospetto tempismo, l'apparente suicidio rituale dei Watanabe, una delle tante famiglie della comunità giapponese stanziatasi in California. Ellroy, seguendo la complicata indagine su questo delitto, svolta da diversi e torbidi personaggi del dipartimento di polizia della città, dispiega una narrazione spregiudicata, un complicato intreccio dalle innumerevoli deviazioni e sottotrame. Los Angeles è una città piena di contraddizioni, marcescente, corrotta; il suo distretto di polizia è lo specchio di questa condizione. È stata una lettura divertente ma anche di un certo spessore, non tanto per il giallo in sé, poco più di un pretesto narrativo, ma per l'atmosfera e la descrizione impietosa di un periodo storico e un contesto ad altissima tensione sociale. Viene affrontato anche un tema storico di cui io non ero minimamente a conoscenza: l'internamento e la persecuzione dei giapponesi in America, dopo Pearl Harbor. Superate l'iniziale difficoltà per l'alto numero di personaggi e punti di vista, appassionatevi a Ellroy.



Un piccolo libro, ma prezioso, è I giovani di J.D. Salinger. Si tratta della prima pubblicazione in Italia di tre racconti della prima produzione di Saliger. Frutto di un inaspettato recupero di una casa editrice americana, questi tra racconti sono stati solo recentemente proposti al grande pubblico in raccolta, essendo stati precedentemente pubblicati solo su riviste. I tre racconti hanno indiscutibilmente il tocco del Saliger che ho conosciuto nei Nove racconti, si percepiscono bene tutti i suoi temi usuali, il suo modo inconfondibile di comporre un racconto. Assolutamente da leggere è la postfazione di Giorgio Vasta, a dir poco illuminante e consigliatissima per un primo approccio all'autore. Ve ne parlerò meglio in un articolo dedicato.





Non ci siamo proprio. Lidia Ravera con Gli scaduti ha toppato alla grande. Questo romanzo, che malauguratamente ho avuto l'idea di leggere, rientrerà senza dubbio tra le letture peggiori del 2015. Nel romanzo si descrive un futuro prossimo in cui si è stabilito per legge che la popolazione anziana sia confinata in luoghi di riposo coatto, risolvendo così il problema del cambio generazionale, dell'emancipazione delle generazioni più giovani. A questo sistema provano a ribellarsi una coppia di anziani. Basta, l'idea centrale del romanzo, dalla trama lacunosa e irrilevante, è tutta qua. Ci troviamo di fronte al classico libro che, in maniera goffa e fastidiosa, vorrebbe denunciare una situazione reale attraverso il filtro del romanzo.  Tutto questo è insopportabilmente moralista, per non parlare del modo sempliciotto, ignorante e spocchioso con cui la Ravera affronta il tema del delicato rapporto tra generazioni. Gli scaduti è un romanzo impaludato in ammiccamenti alla politica contemporanea, al dibattito sulla cosiddetta rottamazione, senza avere minimamente quella sferza necessaria a smuovere una critica sostanziale. Da dimenticare.



A proposito di impaludamenti e retorica. Ho letto Essere #matteorenzi, un piccolo saggio davvero interessante che, prendendo le mosse dall'intervento di Matteo Renzi al Festival dell'Economia di Trento del 2014, smonta e analizza il linguaggio e le strategie comunicative del Primo Ministro. Questo offre lo spunto per osservazioni più ampie sulla classe dirigente attuale, il nuovo sistema di valori incarnato da Renzi e la sua idea di progresso. Giunta analizza l'innestarsi di nuovi riferimenti culturali, sempre più pop, non solo nella comunicazione, ma anche nella forma mentis del politico italiano del momento. L'analisi di Claudio Giunta è lucida, interessante soprattutto perché prende spunto da un aspetto inedito e per niente secondario, quello comunicativo, che in un certo senso precede e ingloba il giudizio strettamente politico.


Con La fortezza di Jennifer Egan è forte il senso di spaesamento. Una narrazione sospesa in un gioco di metanarrazione (una storia dentro la storia). La fortezza è un castello diroccato in una località europea, che sta per essere ristrutturato e convertito in un insolito luogo di vacanza dove si vuole far percepire al cliente quel senso di mistero, di desolazione, che quelle mura centenarie ancora trasmettono. In verità questo piano narrativo a un certo punto sembra inclinarsi e intrecciarsi con la storia di un'altra fortezza, un carcere, in cui un detenuto frequenta un corso di scrittura innamorandosi della sua insegnante. Della Egan ho già letto Il tempo è un bastardo e il racconto Scatola nera. Per la precisione, anche se è arrivato in Italia da poco, La Fortezza non è l'ultimo romanzo scritto dalla Egan, precede questi ultimi due citati. In La fortezza ho ritrovato lo stile terso e preciso, la capacità di evocare con semplici elementi delle atmosfere particolari, sospese. Il romanzo è apparentemente una storia goticheggiante contemporanea, piuttosto semplice e poco eclatante; in verità si insinua gradualmente un livello di lettura più profondo e simbolico, di difficile decifrazione. È un libro che ancora adesso resta per me poco chiaro, forse per questo affascinante.


2 commenti:

  1. De "I giovani" non mi è piaciuto per niente il primo racconto, un po' meglio gli altri due.
    "La fortezza" sembra interessante...

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    1. Sì? Il il primo l'ho trovato buono. Non sono uno che stravede per Salinger, eppure questi racconti non i sono dispiaciuti.

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