martedì 26 maggio 2015

Al Salone del Libro 2015 #1




Ebbene sì, per la prima volta nella mia vita sono stato al salone del libro. A dirla tutta è stata anche la prima volta a Torino. Proprio per questo capirete bene che sarebbe stato alquanto cretino rinchiudersi per tre giorni interi al Lingotto: la città ha avuto giustamente la meglio sull'esplorazione del salone. Sono riuscito comunque a farmi un'idea dell'aria che si respira in quest'evento e anche ad assistere a incontri molto interessanti.

Direi di procedere prima con le cose serie: gli incontri.

Mi ha fatto molto piacere assistere ad Abbecedario. I libri da non perdere con Giulio Ferroni e Giorgio Vasta. L'appuntamento apparteneva alla serie di eventi con il nome Abbecedario, in cui scrittori, editori e professori dialogano su libri dimenticati o poco conosciuti che li hanno in qualche modo colpiti. Ho sempre pensato che conoscere un autore attraverso i libri che ha letto sia molto molto utile per un lettore, meglio di qualsiasi presentazione o di occasione dove l'autore è necessariamente più interessato a parlare della propria opera. 


Tra i vari titoli che sono venuti fuori mi ha particolarmente colpito Snuff o l'arte di morire di Salvatore Mannuzzu, che dalla descrizione di Vasta mi è sembrato abbastanza vicino alle tematiche del suo Il tempo materiale, romanzo che ho apprezzato molto (qui la mia recensione). Tra i libri proposti da Ferroni mi ha invece incuriosito l'Elogio della lentezza di Lamberto Maffei, un saggio uscito di recente per Il Mulino sul tema dello scarto tra la velocità contemporanea delle informazioni e il più lento processo di elaborazione della mente. L'unico difetto di questo genere di incontri è che non c'è un filo conduttore, un vero dialogo, tra i due interlocutori. Sta un po' nella bravura (e nella voglia) di chi parla saper cogliere alcuni spunti e riallacciarsi all'intervento precedente per evitare che il tutto diventi un mero elenco di libri. Un' ultima nota: l'Abbecedario si è tenuto nell'Indipendent's corner, un luogo aperto, in mezzo a stand e con la gente che ti cammina alle spalle: non è stato semplice seguire l'incontro con tutto il caos intorno, specie quando nel vicino Spazio Piemonte hanno cominciato a suonare e cantare manco fossero alla sagra della porchetta.


Un incontro di tutt'altro tipo è stato Le notti dei libri con Carlo Fruttero. Presentazione di Da una notte all'altra. Passeggiando tra i libri in attesa dell'alba. L'ultimo lavoro di Fruttero è questo piccolo libro che raccoglie, in una trentina di schede, le letture che più ha amato. Una sorta di testamento letterario nato originariamente come copione, a due voci, per una rubrica all'interno della trasmissione di Fabio Fazio. L'incontro è ben presto virato sull'anedottica varia legata a Carlo Fruttero, il socio Lucentini e la sua amicizia con Calvino e Citati. Quello che ha reso speciale quest'incontro è stato che anche da questi aneddoti non traspariva nostalgia ma sincera stima. Ne è emerso un ritratto irresistibile. Fruttero scrittore che ha fatto della leggerezza la sua particolare nota compositiva. Fruttero come artigiano, orafo della scrittura. Proprio la leggerezza e il rigetto di ogni forma di affettato accademismo sono le caratteristiche ricordate con maggiore entusiasmo da Massimo Gramellini, con cui Fruttero ha collaborato, e che in quest'occasione ha letto i il suo toccante editoriale apparso su La Stampa il giorno della morte dello scrittore. È intervenuto anche Ernesto Ferrero, a cui è stata affidata la prefazione del libro Da una notte all'altra, anche questa un piccolo ritratto che mi ha trasmesso molta curiosità verso questo scrittore. Qualche bella risata hanno suscitato invece gli spassosi aneddoti raccontati da Gian Arturo Ferrari (vice presidente della divisione libri Mondadori), in particolare in merito al travagliato rapporto di Fruttero con Einaudi e la sua, all'epoca scandalosa, trasferta nella “commerciale” Mondadori. A proposito, ho scoperto che proprio a Fruttero e Lucentini si deve il successo della collana di fantascienza più celebre in Italia: Urania. Questo tanto per dare un'idea del personaggio. Mi redo conto, scrivendo queste poche righe , che sono molti i dettagli che hanno reso interessante questa presentazione dal clima così informale e sereno. Purtroppo qui non riesco a mettere insieme tutto. Resta che mi è venuta una gran voglia di leggere qualcosa di Fruttero (e Lucentini) e di conoscere in prima persona questa leggerezza che ho potuto sperimentare in questo incontro.


Amori famiglie e altri disastri è il titolo, azzeccatissimo, dell'incontro in cui Valeria Parrella, Domenico Starnone, Evelina Santangelo e Diego De Silva hanno discusso di questi aspetti nelle loro opere più recenti. La cosa bella di questo genere di eventi è che in un sol colpo si possono conoscere più autori e si evitano tutti quei convenevoli tipici delle presentazioni di un singolo libro. Non c'è, insomma, la smania di promuovere un libro o lanciare un autore (sono però tutti autori Einaudi), ma la voglia di confrontarsi sui temi più generali che percorrono sotterranei i loro lavori. 


È stato un dibattito molto stimolante in cui ha sicuramente primeggiato la verve della Parrella: non so come scriva perché non ho mai letto niente di suo, ma, in quanto a eloquenza e alla capacità di tenere banco, è stata sorprendente. Nella letteratura italiana contemporanea sono oggi vitali i temi dei rapporti famigliari, del continuo conflitto tra libertà individuale e il vincolo degli affetti. Pur continuando personalmente a nutrire qualche diffidenza verso questo continuo ripiegarsi sulla sfera famigliare (cadere nel già detto o nel banale è un attimo), gli autori di questo incontro hanno dimostrato, almeno a parole, come sia possibile comunque affrontare questi temi con profondità e consapevolezza. Di questo avevo già potuto sperimentare con la lettura di Lacci di Domenico Starnone, un romanzo che mi aveva positivamente colpito, di cui trovate qui alcune mie impressioni. Oltre a Starnone, mi ha sicuramente incuriosito Valeria Parrella, da poco in libreria con i racconti di Troppa importanza all'amore. Ho la sensazione che la Parrella sia un'autrice che definirei scafata, di quelle che sanno bene cosa scrivere e cosa non scrivere per far presa sul lettore. Vedremo.


Chiudo con la poesia raccontata di Roberto Vecchioni nell'evento – spettacolo Odi et amo. Amori e addii nel mondo classico. Nello spettacolo si propongono passi e poesie d'amore dei più celebri poeti greci e latini, da Saffo a Orazio, passando per la tragedia greca, la poesia alessandrina e quella neoterica di Catullo. Da buon classicista parto spesso prevenuto per questo genere di operazioni sul classico che cercano principalmente l'impatto emotivo che questi versi indubbiamente hanno ancora oggi. Capita spesso che i testi siano snaturati, decontestualizzandoli totalmente o rivestendoli di un'aura romantica melensa e appiccicosa. Vecchioni è stato invece molto abile nel mantenere il giusto equilibrio tra un'inevitabile semplificazione e il rispetto per dei testi che appartengono a una cultura diversissima dalla nostra, in cui l'amore aveva delle regole e veniva percepito in modi alle volte distanti dalla nostra sensibilità. Vecchioni ha messo le sue capacità di interprete al servizio dei testi, con ritmo, espressività e naturale commozione. Interessante anche la selezione dei testi: non solo le liriche più famose ma anche qualcosa di più inusuale, come ad esempio gli esilaranti e sconci epigrammi ellenistici accostati a liriche di estrema delicatezza. Quest'incontro è stato un bell'esempio di come si possa e si debba attingere dalla letteratura classica, senza paura, con grande curiosità e passione.


A margine mi tocca dire che questo spettacolo è in parte il pretesto per promuovere l'ultimo romanzo di Vecchioni, che in qualche modo utilizza anche questi echi del mondo classico. Il mercante di luce però, mi riferiscono fonti autorevoli, sembra essere una vera ciofeca. Ma sì, lo perdoniamo Vecchioni, sa già fare bene tante cose!

4 commenti:

  1. Interessante il libro di Fruttero e sicuamente la Parrella è un'autrice a cui dare almeno una possibilità.

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    1. Sì, la Parrella è interessante, soprattutto mi interessa perché usa anche la forma del racconto, cosa abbastanza rara.

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  2. Bel resoconto! Io, purtroppo, non ci sono mai stata. Né al Salone né a Torino! Sinceramente non saprei bene cosa c'è da vedere in questa città. Tu cos'hai visitato? :)

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    1. Guarda, Torino è una città meravigliosa e accogliente, a prova di turista imbranato ;-). Purtroppo il mio tempo a disposizione era risicato, ma una tappa alla Mole, al museo egizio, alla reggia di Venaria e una passeggiata per le più belle piazze della città sono d'obbligo!

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