domenica 14 dicembre 2014

Lacci - Domenico Starnone




Lacci si apre con una lettera che una moglie abbandonata scrive al marito e padre dei suoi figli, una lettera amara dove la donna riversa tutto il suo dolore di donna tradita, che vede infranto il suo progetto di una vita serena. Devo confessare che queste prime pagine del romanzo mi avevano totalmente sviato: temevo fortemente di trovarmi a leggere l'ennesimo libro che scandaglia il vasto campo delle frustrazioni dell'uomo, maschio contemporaneo costretto tra la vita famigliare e la voglia di realizzarsi e godere della propria libertà. La lettera è un crescendo di disperazione e rabbia, mette a nudo tutte le debolezze e le colpe dell'uomo, il punto di vista femminile è smaccatamente unidirezionale. Nel resto del romanzo le prospettive cominciano però progressivamente a mutare. Si scopre che la lettera non ha segnato la fine del rapporto di coppia, i due protagonisti sono invecchiati insieme; ma un evento inaspettato e destabilizzante scompaginerà nuovamente le carte e inesorabile riaffiorerà un livido passato. Tuttavia, a questa nuova rievocazione del passato, nel procedere della narrazione è stato aggiunto qualcosa; quella lettera che ha aperto il romanzo comincia ad acquisire un significato diverso. Il lettore è entrato nelle profonde dinamiche della coppia, o meglio della famiglia, ed è pronto, giusto in tempo leggendo le ultime pagine, a rimettere in discussione tutto ciò che è accaduto. I lacci, evocati concretamente in un tenero e malinconico episodio del romanzo, acquisiscono sempre più un valore simbolico, diventano i compromessi e vincoli intricati che sostengono faticosamente una famiglia.

Il romanzo non ha bisogno di grandi analisi o spiegazioni; è breve, compatto, suddiviso in tre diverse sezioni in ognuna della quale cambia il punto di vista (il padre, la madre, la figlia). Lacci emana un senso di solidità e compiutezza, non c'è una parola fuori posto; Starnone ha indovinato lo stile perfetto per questo tipo di storia: sobrio, fluido. È un romanzo serio, perché con serietà e delicatezza vanno affrontati dei legami affettivi che stringono le persone per la vita, tra marito e moglie, tra genitori e figli. È infatti molto significativo e riuscito l'aver affidato l'ultima sezione del romanzo alle voci dei due figli della coppia: proprio perché hanno vissuto di riflesso il contrasto e la riunione dei genitori, possono fornirne una visione del tutto nuova e più profonda. Il finale, inaspettato, completa il romanzo perfezionando quel senso di amarezza che delicatamente increspa tutta la narrazione.

D. Starnone, Lacci, Einaudi 2014,
pp. 138.
Starnone è riuscito a non incarnare forzatamente nessun personaggio: non c'è una prospettiva, o se volete una ragione, più giusta delle altre. Questo distacco ha, a mio parere, aiutato molto a rendere questo romanzo qualcosa di più interessante, forse di meno facile, del solito lavoro simil-autobiografico su temi simili.

In fondo in Lacci non c'è niente di innovativo e si rimane sempre in una dimensione minima, intima; anche i suoi personaggi sono del tutto comuni. C'è il tema della paternità e della realizzazione personale, del compromesso che ognuno deve accettare, della famiglia e del tradimento. Ma è il modo in cui si affronta tutto questo ad avermi convinto: in questo caso è decisamente l'autore a fare la differenza, Starnone ha classe, ha una prosa tradizionale e raffinata, e soprattutto non scivola mai nell'autocompiacimento narrativo. Non soffoca ciò che sta narrando ma lo valorizza. Si mantiene una certa pacatezza e franchezza che non portano mai a banalizzare o a caricare inutilmente i personaggi. Non c'è, insomma, nulla che distragga dalla storia narrata nella sua versione essenziale. E questo aiuta molto il romanzo, che riesce davvero a lasciare una traccia sottile di commozione nel lettore.


Lacci merita di essere preso in considerazione perché è un romanzo che non fa annunci, non sbandiera innovazioni o sperimentalismi, ma è costruito riga dopo riga con cura e concretezza. Domenico Starnone, insomma, ha scritto un romanzo dignitoso, onesto e coinvolgente dal punto di vista emotivo. Di libri così, ogni tanto, se ne sente proprio la necessità.


2 commenti:

  1. Stamattina stavo giusto pensando che vorrei leggere questo libro. La tua recensione mi ha convinta anche perché, da quello che ho capito, si allontana dallo stile prolisso e autobiografico di Via Gemito.

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    1. Purtroppo questo è il primo romanzo di Starnone che leggo quindi non posso fare paragoni; informandomi sull'autore mi pare di capire che ci sia proprio una netta differenza tra i suoi testi più autobiografici e quelli più di finzione. Comunque no, non mi è parso prolisso. Non scarno, ricco al punto giusto, ma non prolisso, tranquilla ;-)

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