mercoledì 3 dicembre 2014

Collezione novembre 2014




Mese ricco! Dopo un periodo di relativa carestia, per la gioia della mia tesi questo mese sono riuscito a dedicarmi alla lettura con più costanza, tra autori francesi e autori italiani, all'insegna della contemporaneità!



Sulla scia dell'assegnazione del Nobel ho conosciuto, come credo molti, Patrick Modiano. Di solito non corro a leggermi gli autori che vincono i premi letterari, ma in questo caso ci sono state convergenze particolari: mi piaceva l'idea di leggere un autore francese contemporaneo, le sue tematiche mi sembravano accattivanti, i libri sono molto brevi quindi un tentativo si poteva facilmente fare. In Dora Bruder l'autore ricostruisce, con massima dedizione, per quanto lo permettono i pochi documenti a disposizione, la vita di una ragazzina ebrea che vive nella Parigi occupata. Modiano inserisce poi elementi autobiografici o della propria storia famigliare, che dialogano con la storia principale. Sullo sfondo c'è una struggente Parigi, ridotta nella sua essenziale natura di città fatta di strade, incroci, nomi di vie, luoghi che sono rimasti immutati nel tempo; ma anche luoghi che hanno cambiato radicalmente faccia rendendo pressoché vano l'esercizio di memoria, che Modiano tenta nel raccontare la sua storia e quella dei suoi protagonisti. Non posso dire che questo libro mi abbia colpito particolarmente, avevo aspettative molo diverse, non mi attendevo infatti uno stile di scrittura così asciutto, quasi asettico in alcuni passaggi. Una componente emozionale però c'è, agisce con discrezione, e mi ha fatto almeno un po' apprezzare il romanzo.


Non contento, di Modiano ho anche letto Un pedigree. In questo caso la componente autobiografica copre l'intero testo. Devo dire che non mi ha detto proprio niente questo vorticoso resoconto della giovinezza dell'autore, sballottato di qua e di là dai genitori, personaggi alquanto bizzarri e anaffettivi. Non che non ci sia anche in questo caso qualcosa di letterariamente valido: il romanzo è fondamentalmente costituito da una serie di incontri, di ritratti dei vari amici e conoscenti dei genitori che frequentano le case in cui visse il giovane Modiano; un ambiente frenetico e folle. Questi incontri, ad esempio, mi hanno vagamente ricordato le atmosfere di Zazie nel metrò di Queneau. Però questo non mi è bastato, non mi ha convinto.


Non ho mai letto così tanti libri con in copertina un paio di scarpe! Ho letto infatti La sposa, raccolta di racconti di Mauro Covacich, di questo libro ne parlerò presto approfonditamente. Per ora dico che avevo molte aspettative perché avevo già potuto apprezzare il potenziale di quest'autore; ma queste aspettative sono andate in gran parte deluse. Sono racconti dalla struttura un po' troppo rozza, scontata. Mi aspettavo davvero di meglio perché le storie narrate, storie spesso tratte dalla quotidianità dell'autore o da fatti di cronaca più o meno noti, non sono poi così interessanti, salvo qualche eccezione.


Il secondo romanzo con tanto di calzature in copertina è Lacci, l'ultimo lavoro di Domenico Starnone. Un bel libro, davvero ben fatto e convincente. Al centro di Lacci ci sono i legami, che possono essere di volta in volta fragilissimi o asfissiati, ma sempre intricati, che tengono insieme una famiglia. Una lettura che mi ha emotivamente coinvolto e che mi ha colpito anche da un punto di vista più strettamente letterario. Anche di questo ne parlerò presto, quindi non mi dilungo oltre.




Gli ultimi due romanzi letti appartengono all'autrice italiana più chiacchierata del momento: Elena Ferrante. Non c'è modo qui di addentrarsi troppo nell'universo narrativo creato da questa misteriosa autrice, sicuramente però con L'amica geniale e il secondo romanzo, Storia del nuovo cognome, siamo di fronte a un bell'esempio di scrittura matura e raffinata, unita ad una trama e dei personaggi coinvolgenti.
I romanzi del ciclo napoletano della Ferrante seguono la vita di due amiche, il destino delle quali continua ad intrecciarsi tra momenti positivi e negativi; pur prendendo strade diverse Lenù e Lila saranno unite da un legame indissolubile fatto di profondo affetto ma anche competizione e incomprensioni. Se cercate una lettura che vi tenga incollati, la Ferrante fa assolutamente al caso vostro. Personalmente sono soddisfatto di questi primi due romanzi, non mi sento però di gridare al miracolo, alla resurrezione della letteratura italiana. Sicuramente siamo a livelli di eccellenza, sia pur nel solco di un genere piuttosto tradizionale.


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