domenica 9 novembre 2014

Il tempo materiale - Giorgio Vasta




Il tempo materiale

Appena ho finito di leggere Il tempo materiale ho avuto la sensazione di essermi imbattuto in un testo importante, che avrei impiegato molto tempo per metabolizzarlo. Questo romanzo è un monolite opaco che per più di metà percorso in qualche modo respinge il lettore, resiste ad ogni analisi o considerazione. Come a volte capita con i migliori romanzi, ogni tentativo di frammentare e riordinare le tematiche e i motivi sottesi è destinato a fallire, proprio perché ogni elemento è perfettamente fuso con un altro. 

Quando ho cominciato a leggere Il tempo materiale ho avuto un piccolo sussulto. Siamo a Palermo, siamo nel 1978, si parla di Moro e della Brigate Rosse, i protagonisti sono dei ragazzini. Temevo fortemente che si trattasse dell'ennesimo romanzo autobiografico o generazionale. E invece non è niente di tutto questo.

Vasta concentra la sua attenzione su un periodo di tempo piuttosto ristretto, si parla di un'estate, in cui si assiste ad una tragica e mostruosa metamorfosi dei tre ragazzini protagonisti, di cui uno è il narratore. I tre frequentano le scuole medie a Palermo, nessuno di loro ha grossi problemi in famiglia o a scuola, eppure dimostrano degli interessi molto strani per la loro età, vengono infatti fatalmente attratti dagli eventi tragici che scuotono l'Italia dell'epoca: il terrorismo, il sequestro e l'omicidio di Moro. Subiscono l'infatuazione delle Brigate Rosse che conoscono attraverso i giornali, in particolare subiscono l'effetto dirompente della lingua usata dal terrorismo: così potente, sferzante e vitale, lontana dalle lingua compassata borghese del loro ambiente e della scuola. Ma assieme alla lingua penetrano anche le idee che essa veicola, idee di violenza e di azione spregiudicata, una rivoluzione ad ogni costo a cui tutti possono aderire, anche dei bambini.

Nella prima metà del romanzo si vedono quindi questi tre ragazzini che giocano alle Brigate Rosse, c'è però da subito qualcosa che non va, un senso di disagio che spinge il lettore a proseguire, a sospettare che ci sia qualcosa di più profondo. Vasta gioca sul tema dell'innocenza infantile accostata all'ossessione per la rivoluzione, che i protagonisti coltivano giorno per giorno. Un lucidissimo progetto. Collezionano stralci dei giornali, studiano le tecniche di lotta delle Brigate, modellano il loro corpo, inventano anche loro un linguaggio, abituano le loro menti al calcolo e al freddo bilancio di ciò che è utile alla causa. Il lettore ad un certo punto si trova spiazzato. Cosa è rimasto del gioco? Sono veramente dei bambini? Fin dove si spingeranno? Qui sta la bravura di Giorgio Vasta: il romanzo porta con estrema gradualità il lettore alla consapevolezza piena di ciò che sta succedendo, e l'effetto finale è dirompente. I tre, con lucida volontà, si calano in una spirale di distruzione e morte dalle conseguenze devastanti, difficili da sopportare anche per il lettore più insensibile.

G. Vasta, Il tempo materiale, Minimum Fax 2008, pp. 313.
In verità sarebbe forviante parlare solo di questa terribile escalation perché Il tempo materiale ha un protagonista ben preciso, il suo nome di battaglia è  Nimbo. Tutti e tre i ragazzini sono diversi e vengono diversamente contaminati dal progetto brigatista. Tra i tre la figura di Nimbo spicca perché su di lui si addensano altri temi del romanzo. Nimbo è in potenza la voce più disillusa, non si lascia totalmente abbagliare dal idealismo utopico e amorale del progetto, ha una sua identità che in parte lotta per sottrarsi alla causa. Rispetto ai suoi compagni conserva una traccia di umanità, a tenerlo ancorato alla realtà c'è l'attrazione per una bambina. Quest'infatuazione sarà uno dei fili conduttori del romanzo. In Nimbo c'è una scintilla di maturità o di naturale disincanto  che lo potrebbero salvare.

Appare sempre più evidente che il tema di fondo del romanzo non è il terrorismo o la violenza di quell'epoca storica, capace di traviare anche gli innocenti; non c'è solo questo! È molto forte il tema del contagio delle idee e della forza eversiva del linguaggio. Il tema del contagio è martellante per tutto il romanzo: il bambino protagonista è infatti curiosamente attratto dal contagio, dalla malattia, dal trasferimento anche fisico di un male da un oggetto a una persona o da una persona ad un altra persona; da qui i suoi sforzi per incarnare l'infezione, farla propria. Il tempo materiale è il romanzo del male e dell'odio intesi come malattia e infezione, ma anche dell'infezione come amore e passione.

La storia del romanzo è supportata in modo perfetto dallo stile di Giorgio Vasta. Una scrittura dura, tesa. Ogni parola è soppesata e precisa, insostituibile. Vasta ha un approccio quasi chirurgico nell'elaborare la materia del suo romanzo, si percepisce tutta la cura e l'attenzione a mettere in luce dettagli precisi e a lasciarne nell'ombra altri. Non mancano immagini di forte impatto, descrizioni visionarie, una scrittura che sa essere sia essenziale che espressiva ed esplosiva. Non si cerca la descrizione realistica a tutti i costi della realtà sociale e storica in cui si svolgono i fatti, emergono solo gli elementi utili e significativi. Il picco stilistico si raggiunge quando il protagonista vive delle vere e proprie allucinazioni, dei dialoghi impossibili con oggetti e animali, con i fantasmi che gradualmente si impadroniscono della sua mente sempre più corrotta.

L'impressione generale che lascia questo romanzo è notevole. Vasta ha la grande capacità di far scivolare il lettore nel gorgo da lui creato, e il lettore stesso diventa protagonista e complice azionando il meccanismo che dà vita al romanzo. L'inconsapevolezza e l'innocenza del lettore entra in crisi di fronte a quanto sta succedendo, e non è più possibile tornare indietro.


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