domenica 2 novembre 2014

Collezione ottobre 2014




Ottobre mese del terrore arancione di Halloween, dell'ebola e di Don Chisciotte...ecco, io non sono stato contagiato da nessuna di queste tre cose.


Che non abbia letto niente a tema Halloween è normale, difficilmente faccio questo tipo di associazioni e poi no saprei proprio da che parte prendere; invece mi ero finalmente deciso a cominciare il Don Chisciotte, che fin dall'inizio dell'anno volevo inserire tra le mie letture di questo 2014. Dopo un periodo di libri sopodeprimenti cercavo qualcosa di più godurioso e scanzonato; così un bella sera, erano le due di notte circa, mi sono detto: “Perché non leggere Cervantes?”. Maledetto me per questa scelta. Mi dispiace, io non ce la posso fare con questo romanzo. Parto col dire che ho probabilmente l'edizione più scrausa sulla faccia della terra: pagine fitte fitte, carattere 2, inchiostro spotacciato qua e là, intere pagine sbiaditine, pagine storte. Insomma, un inferno. Eppure io ho cercato di tenere duro e, nonostante le difficoltà, sono arrivato a fatica a metà romanzo, yee! Adesso però ho intenzione di abbandonarlo senza rimpianti: capisco l'importanza di questo capolavoro assoluto della letteratura moderna mondiale, ma per ora non fa per me. I primi episodi, le prime avventure di Don Chisciotte e Sancho Panza sono anche piacevoli, poi la tiritera si ripete sempre uguale: sempre gli stessi meccanismi, le stesse situazioni e gli stessi equivoci. Mi ha proprio sfinito. Comunque abbandonarlo a metà non è un'operazione del tutto cretina perché è proprio Cervantes a dividere in due le avventure di Don Chisciotte; per ora lo metto via ma non escludo di finirlo e metterci un giorno una bella pietra sopra, perché lasciare le cose così a metà mi sta sui nervi!


Ho finalmente concluso, dopo mesi e mesi, i Nove racconti di Salinger. Volevo proprio vedere che effetto mi avrebbe fatto Salinger a distanza di dieci anni da quando ho letto, come credo la maggior parte dei liceali italiani, Il giovane Holden; mi ricordo che quel romanzo mi aveva lasciato un po' interdetto, da una parte l'avevo odiato profondamente, dall'altra mi aveva messo di fronte a qualcosa di talmente lontano da me che mi aveva disturbato e affascinato. Con i racconti si è praticamente ripetuta la stessa scena. Salinger è un maestro nel tratteggiare i suoi personaggi e le loro esistenze, che nascondono spesso un livido o un rancore, un irrequietezza di fondo che vibra nelle pagine di questi racconti; non a caso i soggetti preferiti sono i ragazzini adolescenti e i reduci di guerra. Salinger ha una tecnica narrativa davvero eccellente: è diretto e antiretorico, sa essere graffiante ma anche esprimere un forte senso di dolorosa compassione. Leggendo Salinger si sente tutta l'influenza che ha potuto esercitare sulla narrativa contemporanea americana e non solo. Resta però qualcosa che mi sfugge, che non mi cattura fino in fondo. Da rileggere, magari spezzettando di meno la lettura.


Il romanzo del mese è stato senza dubbio Le onde di Virginia Woolf. Complesso, enigmatico, inafferrabile. Questo libro è costruito su sei protagonisti diversi che si conoscono fin da quando sono bambini, crescono insieme, prendono strade separate ma continuano ad essere legati da un filo invisibile che li porta a cercarsi, a incontrarsi, a fondersi l'uno con l'altro. La narrazione procede di sezione in sezione passando dai pensieri di un personaggio all'altro, il tutto intervallato da dei brevi capitoli lirici che segnano lo scorrere del tempo riproponendo l'immagine delle onde che pervade il romanzo. È chiaramente impossibile ingabbiare questo romanzo in poche righe di commento. Quello che maggiormente mi stupisce ogni volta che leggo la Woolf è l'estrema cura della sua prosa che, al contrario di quanto possa sembrare all'inizio, non è per niente affettata o manierista o decorativa. Attraverso questi sei protagonisti l'autrice riesce ad indagare tantissimi aspetti dell'animo umano, come un raggio di luce che attraversa un prisma e si scompone nei vari colori che compongono lo spettro del visibile. Ma c'è anche una forza unificante potente che rende il romanzo perfetto e completo: io trovo sempre di più che Virginia Woolf abbia la capacità di pietrificare ciò che normalmente è inafferrabile e di offrirlo ai suoi lettori come pochissimi scrittori hanno mai saputo fare. Tra i romanzi che ho letto è forse quello più ostico, lo consiglio ha chi ha già avuto modo di confrontarsi con l'autrice con Al faro o Mrs. Dalloway.



Tornando poi a una lettura più fresca, mi sono dedicato a Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank, un'interessante raccolta di racconti dell'autore statunitense Nathan Englander. Tutto sommato mi sono sembrati dei testi abbastanza validi, non tutti, ma la maggior parte. C'è una certa originalità nel trattare temi molto importanti, anche per la letteratura, quali: l'olocausto, la questione israeliana e, più in profondità, i temi dell'identità, dell'appartenenza ad una cultura magari diversa da quella dominante nella realtà in cui si vive. Mi ha stupito anche la varietà di registri e generi che in una raccolta così snella l'autore è riuscito a sfoggiare con una certa sicurezza, anche se ogni tanto ha, a mio parere, esagerato un po'. Ad esempio ho trovato molto buono il piglio dissacratore con cui mette in discussione alcuni fondamenti dell'educazione ebraica contemporanea: una prospettiva che va oltre i temi della memoria e della persecuzione nazista, che comunque sono presenti e sono trattati in un modo innovativo e per niente scontato. Su questo libro ci tornerò presto con una recensione più approfondita.  


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