martedì 7 ottobre 2014

Collezione settembre 2014




Settembre mese di classici! Sì, decisamente, in questo mese ho bandito le novità editoriali per dedicarmi a classici della letteratura, perché fa sempre bene, perché alla fine io torno sempre lì, tra i classici, che danno spesso più soddisfazione. Inoltre ho potuto sperimentare incredibilmente quella forza misteriosa che sono sicuro qualsiasi lettore ha provato almeno una volta: trovarsi a leggere inconsciamente, senza premeditazione, libri profondamente collegati tra loro. È sempre bello quando si riesce a creare dei percorsi tra le letture che si fanno, ed è altrettanto misterioso come questo avvenga anche quando non lo si ricerchi!


Lo confesso, ho un'autentica venerazione per Sciascia. Lo trovo uno scrittore raffinato ma al contempo estremamente concreto, la sua è una scrittura tesa e precisa che ancora oggi credo che dovrebbe essere presa a modello non solo dagli aspiranti narratori, ma anche dai giornalisti. Parlo di giornalisti non caso dato che La scomparsa di Majorana, pur essendo secondo me a tutti gli effetti un romanzo, è strutturato come un'inchiesta. Sciascia tenta di ricostruire la scomparsa del geniale fisico siciliano attraverso i documenti e le testimonianze, approdando ad una sconcertante verità. Sullo sfondo c'è il fermento del mondo scientifico per le nuovissime scoperte, c'è lo spettro della bomba atomica. Il tema della responsabilità, del limite della scienza sono il sottofondo segreto della vicenda personalissima e umana di Ettore Majorana. La scomparsa di Majorana è un romanzo brevissimo ma davvero appagante da tutti i punti di vista, un piccolo capolavoro che può sembrare all'inizio un po' ostico. Assolutamente da leggere.



A Dedalus o Ritratto dell'artista da giovane di James Joyce facevo la corte già da un po', finalmente mi sono convinto a leggerlo. Anche questo è un classico che non credo abbia bisogno di molte presentazioni, anche se non credo sia tra i classici più letti e conosciuti almeno in Italia. Nel romanzo seguiamo l'infanzia e la crescita interiore e intellettuale di un ragazzo che manifesta fin dalla più tenera età una spiccata sensibilità e una capacità immaginifica tipica di un'artista. Il percorso di formazione segue varie tappe, vari episodi della sua vita che lo plasmano nel bene o nel male. Non è un romanzo facile, per niente, non tanto per lo stile (niente a che vedere con l'Ulisse!) quanto per la presenza di sezioni abbastanza pesanti sulla politica irlandese di fine Ottocento, la dottrina cattolica, la scuola gesuita, la filosofia estetica medievale e così via. In verità tutte queste informazioni hanno un senso nella costruzione del romanzo; se si riesce a superare l'ostacolo di queste sezioni all'apparenza pedanti, si riuscirà anche ad apprezzare il valore di quest'opera. Poi ci sono delle pagine così piene di poesia e forza immaginativa e stilistica che da sole valgono il romanzo.



Il piacere di D'Annunzio l'avevo scampato come lettura al liceo, quindi ho pensato di rimediare. Ero molto molto diffidente verso questo romanzo ma devo dire che in parte mi sono ricreduto. D'Annunzio è certo sinonimo di esagerazione ed esuberanza anche narrativa, questo rende alle volte faticosa la lettura, tuttavia io mi aspettavo qualcosa di decisamente più stucchevole, invece non mi ha (quasi) mai dato quest'impressione! Il mondo raffinato in cui è immerso Andrea Sperelli è fatto di mondanità, chiacchiericcio, labili relazioni ma anche grandi passioni; tuttavia anche il protagonista de Il piacere è un artista e il protagonista dialoga con questo mondo, non è una semplice e, appunto, stucchevole descrizione della bella vita romana. Anche Andrea Sperelli, come il protagonista di Dedalus, ritrova nella poesia la sua vera natura. La poesia nasce da intuizioni visive, moti interiori e la descrizione del mondo esterno li riflettono e alimentano. Insomma, leggere Il piacere come una raffinata soap opera, come una storia d'amore esageratamente pompata, è davvero ingiusto, c'è molto altro. Come del resto non può essere solo ridotto ad un bell'esercizio descrittivo. I punti di contatto con Dedalus sono sorprendenti, non solo per il tema, cioè la ricerca di una propria arte e una riflessione costante sul bello, ma anche per la struttura dei due romanzi e per il viaggio di formazione che propongono. Un giro in internet ha confermato il legame tra D'Annunzio e Joyce (che lo considerava uno dei più grandi autori italiani). Mi piacerebbe approfondire...


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