venerdì 26 settembre 2014

Il mio Premio Campiello 2014




Dato che a questo giro mi sono ritrovato ad aver letto tre dei romanzi del Premio Campiello, mi sembra giusto fare un po' il punto della situazione, come ho già fatto per il Premio Strega. Anche in questo caso valgono le premesse che ho già fatto per l'articolo analogo sullo Strega: fondamentalmente del premio in sé non mi importa più di tanto, non sono un lettore che si fionda a comprare tutti i vincitori dei concorsi letterari; trovo più interessante capire che genere di libri arrivano a questi premi e che immagine del panorama letterario italiano trasmettono. È innegabile infatti che, come lo Strega all'inizio dell'estate, anche il Campiello monopolizzi l'attenzione in questi mesi, in attesa delle nuove uscite autunnali.


Scopro le carte. Non ho letto tutti e cinque i romanzi e non ho la presunzione di scrivere facendo finta di averli letti, non è nel mio stile e lo trovo molto fastidioso. Al massimo potrei dirvi perché non mi hanno incuriosito, ma niente di più. Mauro Corona, qui con La voce degli uomini freddi, non l'ho mai letto; diciamo che quando mi capita di vederlo in qualche programma televisivo cambio volentieri canale e mi ha sempre dato l'impressione di far parte di quei autori monotematici e un po' saputelli. Mettiamoci anche che l'argomento montagna non è proprio nelle mie corde.

Di Le vite di monsù Desiderio di Fausta Garavini ho proprio avuto difficoltà a farmi un'idea, ad ogni modo non mi attira il tema; ammetto di essere molto diffidente verso i romanzi storici di questo tipo. Inoltre, se proprio vogliamo essere cattivi, quando si vedono queste cinquine con quattro uomini e un donna, il sentore di quota rosa è difficile da ignorare (per altro un discorso molto simile si può fare per lo Strega di quest'anno con la candidatura della Cilento...).


IL primo libro che ho letto è stato Roderick Duddle di Michele Mari

→ QUI la mia recensione.

Aspettavo questo romanzo da molto tempo. Il fatto che sia stato selezionato per il Campiello è stata una piacevole sorpresa, ma il valore di Michele Mari e del suo romanzo non ha di certo bisogno di un premio. È un romanzo piacevolissimo, inusuale e sorprendente. Mari è uno dei migliori scrittori italiani e con questo romanzo lo ha confermato. L'autore segue un percorso creativo unico dove la fantasia e il gioco letterario sono a altissimi livelli, ha un modo di intendere il romanzo e di essere scrittore profondamente diversi da chiunque altro. Per me è il romanzo migliore in cinquina, senza alcun dubbio.




La gemella h di Giorgio Falco è il romanzo più chiacchierato di quest'anno.

QUI la mia recensione.

Lodi sperticate un po' ovunque, ma anche una critica pungente di Franco Cordelli che ha sollevato un vespaio di polemiche che hanno poi investito tutti gli autori italiani contemporanei. Sicuramente è un romanzo interessante e ambizioso, con dei punti di pregio, e si era già fatto notare prima della selezione del Campiello. E' un romanzo per niente provinciale che prova ad ampliare gli orizzonti dei temi e degli argomenti che di solito si trattano nei libri 'impegnati' italiani, chiusi nella storia nostrana. Non è però del tutto privo di difetti, alcuni dei quali decisamente fastidiosi. Nella cinquina di un premio nazionale un libro così ci sta perfettamente: alimenta il dibattito, fa tornare la voglia di parlare di libri e di scrittura, di andare a spulciare fra le righe del testo, invece di perdersi magari nei soliti discorsi salottieri sui mali dell'editoria (che piacciono tanto a chi i libri, in fondo, non li legge).




Pochi giorni prima della premiazione mi sono trovato a leggere anche Morte di un uomo felice di Giorgio Fontana, che, ma dai, ha vinto il Campiello 2014.

QUI la mia recensione.

Sono stato molto molto severo nei confronti di questo libro, e non potete dire che l'ho fatto perché fa figo avere un parere controcorrente: la recensione infatti è uscita prima che avesse vinto il premio, quando lo stesso Fontana poteva forse solo sognarselo di avere il successo (ammettiamolo, poco pronosticato) che ha avuto. Per farla breve il motivo per cui non ritengo questo un buon romanzo, e assolutamente non trovo che sia significativo premiare questo romanzo, è che Morte di un uomo felice è drammaticamente troppo troppo tradizionale e senza carattere. Ha tutte le caratteristiche per far presa su un pubblico ampio e generico ma quel che resta dopo la lettura è davvero poco. Fontana porta a casa un romanzo senza sforzo creativo, senza stile (nel senso più ampio del termine). Se mi permettete, l'ho trovato un romanzo facile, fin troppo. Giudizio troppo snob? Può essere.


Come? Non ho ancora scritto che Fontana è un autore giovanissimo, una dei più giovani vincitori del Campiello? Non ho ancora scritto che il suo romanzo parla di un periodo storico in cui addirittura lui non era neanche nato? Ma è proprio un genio questo Fontana! Fontana ha già scritto mille mila romanzi, deve essere bravo davvero allora! Ecco, se non ho scritto nulla di tutto ciò, c'è un motivo.

Premetto che non ho nulla contro Fontana, sembra pure una bella personcina, per carità; ma tutto quello che penso nasce esclusivamente dalla lettura del suo romanzo, lettura che non so quanti giornalisti hanno fatto prima di scrivere gli articoli che sono usciti dopo la sua vittoria al Campiello.

Questo per dire che ho trovato insopportabili la stragrande maggioranza degli articoli, anche di autorevoli giornali, per i quali la giovane età dell'autore è l'unico elemento di interesse, anzi, direi di merito. Giorgio Fontana si è meritato il Campiello perché è giovane, perché è umile, perché lavora come informatico e scrive per passione, perché parla di cose che non appartengono alla sua generazione, perché ha già pubblicato molti romanzi. Morire se vi fosse qualcuno che sia sceso nei dettagli, che avesse cercato di motivare l'entusiasmo per questo insperato successo al Campiello evidenziando elementi del romanzo stesso!

Adesso, io non sono un vecchio babbione, sono anche più giovane di Giorgio Fontana; ma a me tutte queste considerazioni mi sembrano un mucchio di cretinate. Io credo fermamente che l'età di un autore, così come il sesso e tanti altri aspetti, non possano essere considerati dei valori aggiunti significativi. Novità, merito e gioventù non sono sinonimi. Al massimo può far piacere assegnare un premio a un autore giovane perché questo potrebbe essere un incentivo al suo lavoro, ma credo che prima di tutto e di ogni affermazione, si debba inevitabilmente partire dal romanzo e solo dal romanzo.

A maggior ragione in questo caso: nell'opera di Fontana non c'è nulla di 'giovane', cioè non c'è nulla di innovativo. Fontana in questo romanzo giochicchia nel già detto e già fatto. Se continua così temo che presto diventerà uno di quei autori mediocri e fastidiosamente prolifici, sempre pronti, magari sotto Natale, a mandar fuori il loro nuovissimo libro, che di nuovissimo non ha niente. Del fatto che poi abbia già scritto molti romanzi, non mi va neppure di commentarlo per quanto è un'osservazione cretina. 

Fontana, svegliati. Usa questa popolarità per fare qualcosa di meno gigione.


Insomma, cosa mi è restato di questo Campiello?

Sicuramente un bellissimo libro che ha saputo veramente intrattenermi come non succedeva da tempo: Rodercik Duddle. Nel bene o nel male sono comunque state letture che mi hanno fatto ragionare, che sono potenziali oggetti di dibattito e confronto tra lettori, e questo è positivo. In questo senso la selezione del Campiello mi è parsa più interessante di quella dello Strega, anche se il risultato finale non è stato poi tanto diverso.





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