sabato 14 giugno 2014

Roderick Duddle - Michele Mari


M. Mari, Roderick Duddle, Einaudi 2014, pp. 496


Michele Mari ancora una volta ha creato un romanzo fuori dal tempo, unico. La stragrande maggioranza di quello che si scrive oggi attinge da un contesto storico-sociale reale, spesso dalla contemporaneità; descrive problematiche, isterismi, ideologie, condanna o compatisce, denuncia o disegna impietosamente. La fantasia è relegata quasi totalmente alla letteratura di genere che purtroppo è troppo spesso rinchiusa a schemi e modelli molto stretti e ripetitivi. Mari invece recupera un'idea di romanzo agli antipodi, una storia fantastica squisitamente letteraria, avventurosa e avvincente. Il miglior modo di leggere Roderick Duddle è lasciarsi trasportare dagli avvenimenti. Insomma, invoco il tanto abusato piacere della lettura!

Roderick è il bambino protagonista della vicenda, involontariamente al centro di un groviglio di interessi che ruotano attorno a un'ingente eredità. Roderick risulta infatti essere l'ultimo discendente, ad eccezione della nonna malata, della ricca famiglia dei Pemberton. Il bambino è però cresciuto all'Oca rossa, un locale malfamato e un bordello, e non sa assolutamente nulla dei suoi illustri natali. L'unico oggetto che lo ricollega alla sua vera identità e che permette di accedere all'eredità è un medaglione ereditato dalla madre. C'è un problema, Roderick non è assolutamente a conoscenza della sua posizione, il protagonista di questo romanzo rimarrà a lungo all'oscuro del suo destino. A ostacolare Roderick e il naturale lieto fine che vedrebbe un bambino orfano diventare un piccolo lord, ci sono però una pletora di personaggi loschi e loschissimi, pronti a mettere le mani con ogni mezzo su almeno un pezzettino di quel patrimonio.

Con grande dispendio di energia ho creato per voi uno schema completo e accuratissimo che possa illustrare al meglio la trama:



Non state capendo nulla? Bene! Se no ci siete arrivati da soli sappiate che quello schema è chiaramente finto, era gusto perché volevo rendere meglio l'idea e perché una sera non avevo un tubo da fare.

La verità è che qualsiasi tentativo di definire la trama del libro è piuttosto controproducente e inutile. Non perché la trama sia confusa, anzi! Mari ha realizzato un intreccio straordinariamente complesso, volutamente artificioso e denso; nel complesso trasmette però un'idea di leggerezza e un senso di disimpegno molto piacevoli. Una trama perfettamente a fuoco, cristallina. È un libro di circa cinquecento pagine ma vi assicuro che in ogni piccolo capitolo il percorso narrativo devia e si contorce senza momenti stagnanti. In Roderick Duddle la trama è centrale, sembra un'ovvietà ma non lo è affatto. Mari è abilissimo nel costruire, montare e ricostruire strutture narrative ardite ma anche agili, così che la fantasia del lettore possa davvero volare in alto.

Trovo anche perfettamente complementare la geografia minima entro la quale avviene gran parte della vicenda, che in fondo ha un valore infinitesimale, coinvolge gli interessi di pochi in una piccola comunità. Qui risiede un punto di forza del romanzo: non c'è l'appiglio alla grande storia, non ci sono conseguenze che vanno oltre le sorti dei personaggi coinvolti. La sensazione del lettore è che questa storia nasca dal nulla, da un'inezia, e che si ingigantisca poi sempre di più catturando inspiegabilmente il suo interesse. Non credo sia affatto facile ottenere questo effetto, cioè far sì che il lettore smetta di pensare al perché stia leggendo quel romanzo, solleticare un piacere fine a se stesso.

Mari sfronda il romanzo da tutti gli orpelli della verosimiglianza: l'ambientazione storica non ha grande importanza, gli incontri tra i personaggi non hanno bisogno di lunghi preamboli, i tempi morti degli spostamenti e dei cambi di scenario vengono tagliati, l'autore interviene direttamente quando vuole spostare l'attenzione. A tutti questi espedienti noi lettori moderni non siamo molto abituati, Michele Mari è riuscito però a riproporli con efficacia.

Ciò che rende ancora più gustoso e affascinante Roderick Duddle è l'assenza di una morale assoluta e dolciastra. Come dicevo sopra, Roderick non è un tenero piccolo lord indifeso destinato a trionfare sui suoi nemici, almeno non necessariamente. Ogni personaggio, pur mostruoso ed efferato, suscita simpatia e curiosità. Il vero motore dell'azione è chiaramente la brama di ricchezza e potere, la sopraffazione di chi è debole; ogni personaggio 'cattivo' della storia risponde a questi impulsi diversamente. C'è il notaio che fa il proprio interesse modificando codicilli e scrutando tra le scartoffie, c'è la Badessa scaltra capace di architettare piani ambiziosi e scambi di persona, c'è l'oste violento e avido che ha però intime perversioni. C'è il Probo, il male silenzioso e senza scopo, il sicario mostruoso dal volto sfigurato. Michele Mari è affascinato dal male e dalla mostruosità in tutte le sue declinazioni fisiche e psichiche, senza giudizio o caricatura. È un piacere leggere di questi personaggi torbidi, di questi lupi come li definisce Mari, vedere i loro ritratti irresistibili definirsi nel corso del romanzo.


Per concludere, Roderick Duddle è un romanzo piacevole e dire piacevole non vuol dire sminuirlo, anzi. Piuttosto che finte riflessioni sociologiche, finte scritture alternative e pseudo sperimentali, preferisco mille volte Mari: la sua scrittura sicura e matura, la capacità di sfruttare i modelli e la tradizione senza cadere nella banalità o nel cliché, la maestria nell'unire giocosità e serietà, purezza e contaminazione.

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