venerdì 2 maggio 2014

Collezione aprile 2014




Devo dire che la collezione di aprile è piuttosto sorprendente. Sono contento di avere l'occasione di spendere due parole per libri molto interessanti, che per vari motivi non riuscirei a recensire (è poi lo scopo di questa rubrica). Vediamo cosa ho letto...


In questo mese non poteva mancare un libro sulla Resistenza. A dir il vero io non amo molto le ricorrenze e le letture a tema ma, dopo aver letto Pavese il mese scorso, mi era rimasta ancora una certa attrazione per il periodo. Il partigiano Johnny è potente e complesso. Ha l'ambizione e la forza di un testo epico. Propone però un'epica moderna non più fatta da eroi luminosi e perfetti, ma da uomini inzuppati dal fango delle Langhe. Ogni idealismo e moto interiore si scontra con la profonda umanità dei protagonisti, con le incertezze e i dubbi di chi opera aggrappato ad un esile filo di speranza. Non è una celebrazione o un'esaltazione, non è retorico ma molto evocativo e simbolico. Fenoglio non è uno storico o un documentarista, scrive un romanzo dove al centro c'è la vicenda umana personalissima e unica di Johnny. Per questi motivi è un romanzo da non perdere e dovrebbe essere un punto di riferimento per tutti gli scrittori italiani. Per non parlare della lingua, particolarissima e sorprendente per ricchezza ed espressività. Anche se personalmente di Fenoglio ho preferito Una questione privata, perfetta sintesi di tutti i motivi contenuti anche nel Partigiano, non posso che consigliare anche questo.


Restando in tema di guerra e di grandi romanzi del Novecento, ho letto finalmente La cripta dei cappuccini di Joseph Roth. Questo romanzo è un classico della letteratura austriaca ed europea, ogni tot ritorna in auge. Era da anni che lo incontravo in biblioteca, che lo sfogliavo, finalmente l'ho letto. L'aspetto che più mi ha colpito è la capacità narrativa di Roth: è proprio un piacere seguire l'autore nella solida costruzione del romanzo, una scrittura molto morbida ma allo stesso tempo decisa e intensa. La cripta dei cappuccini descrive molto bene il passaggio dall'epoca moderna ai travagli del Novecento. Il protagonista è un giovane benestante aristocratico viennese che assiste all'inesorabile declino del suo mondo dorato in seguito allo scoppio della prima guerra mondiale. La guerra non è, a mio parere, il vero centro del romanzo, anche se l'immagine della morte incombente è persistente in tutto il testo. Certo, la guerra porta con sé gli orrori e le paure dei combattimenti e della miseria, ma porta anche un rinnovamento. Il protagonista si ritrova sospeso in una dimensione intermedia, non riesce ad adattarsi e a rassegnarsi ad un mondo che è profondamente cambiato. L'appartenenza ad una casata illustre o la gloria del passato non sono più sufficienti. I valori dell'intraprendenza personale, dell'individualità e del progresso si fanno strada. La cripta dei cappuccini merita di essere letto,è anche piuttosto breve e accessibile.


Inserisco adesso un paio di libri brutti, di cui potete fare a meno, fidatevi. Il primo è Come se niente fosse, un romanzo della scrittrice italiana Letizia Muratori. Di questo testo di rara bruttezza ho scritto una recensione per convincervi a non leggerlo. Per ora vi anticipo che raramente ho visto un'accozzaglia di luoghi comuni come in questo romanzo. Assolutamente sconsigliato.



L'altro libro brutto del mese è sicuramente Il padre infedele di Antonio Scurati. Per sintetizzare al massimo, direi che questo è un romanzo molto tradizionale e un po' paraculo. Scurati adotta poi uno stile poco convincente. Volete saperne di più? Leggete la mia recensione QUI.






Adesso tocca al libro-sorpresa di aprile: Zazie nel metrò di Raymond Queneau. Questo romanzo è stato un valido compagno nei tempi morti delle mie giornate. L'ho letto con molta leggerezza, ad attenzione alterna e senza continuità. Eppure è stata un'esperienza interessante. Un romanzo non romanzo, giocoso e scoppiettante, alle volte magnetico, altre volte repellente. Ambientato a Parigi, si seguono le surreali avventure di una ragazzina impertinente, Zazie, e di una combriccola di personaggi davvero improbabile. Zazie nel metrò è un romanzo estremo, un gioco molto serio, è un sogno distorto che scivola nella follia e nella farsa. È un libro da leggere e non da spiegare, procuratevelo!




Dopo avervi parlato del libro jolly del mese, non mi resta che passare agli autori più interessanti che ho letto. Tra questi c'è Francesco Maino con Cartongesso. Un romanzo di forte impatto, una riflessione cupa sulla realtà contemporanea italiana, amaro e sferzante. E' un'ottima lettura, mi ha convinto anche lo stile non convenzionale, coraggiosamente disarmonico e impetuoso. Trovate la mia recensione completa QUI.




... leggete MICHELE MARI

L'autore del mese è indiscutibilmente Michele Mari. Se non avete mai letto nulla di quest'autore italiano contemporaneo, rimediate subito, ne vale la pena. Ho letto la raccolta di racconti Tu, sanguinosa infanzia. Già il titolo è molto accattivante! I racconti costruiscono almeno in parte una sorta di percorso di maturazione di un bambino che si affaccia al mondo della lettura e della letteratura, dai fumetti ai classici dell'avventura come Verne, Melville e Salgari. Questo bambino ha però una viva intelligenza e una particolare sensibilità, la sua prospettiva è molto originale e vi farà riflettere. Non si tratta quindi di un viaggio nostalgico o infantile. Mari ha sempre una scrittura preziosa, mai decorativa e superficiale, che anche in questa piccola raccolta di racconti si fa apprezzare.




Sempre di Michele Mari, ho letto uno dei suoi romanzi più famosi, Verderame. Questo romanzo mi ha convinto che forse preferisco Mari nei romanzi piuttosto che nei racconti. Nei romanzi infatti la sua forza creativa si può distendere, può strutturarsi in modo più complesso. Anche in questo caso la prospettiva è quella di un bambino, Michele. Con la complicità del custode, Michele indaga sui misteri che avvolgono la storia della villa del nonno. Il romanzo è un susseguirsi vorticoso di scoperte, supposizioni, misteri, allucinazioni. Michele Mari è uno dei pochi scrittori che ho incontrato che con audacia sa costruire delle storie fantastiche e appassionati. È una lettura molto affascinante, a tratti anche tenera e divertente. Fa provare le stesse sensazioni di quando per la prima volta, da bambini, si legge un romanzo d'avventura. Come nei racconti, anche in Verderame mi ha conquistato la ricchezza della lingua e la capacità di disporre tutti gli elementi della narrazione in modo impeccabile. Bello bello, se volete avvicinarvi all'autore io vi consiglierei proprio di partire da qui. Ah! Occhio al dialetto varesotto, potrebbe darvi qualche problema di comprensione, ma non scoraggiatevi!



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