sabato 15 febbraio 2014

LO. LI. TA.






VLADIMIR NABOKOV
A PROPOSITO DI UN LIBRO INTITOLATO LOLITA


Gli insegnanti di letteratura sono inclini a escogitare problemi come «Qual è l'intento dell'autore?», o, ancora peggio, «Che cosa sta cercando di dire questo tizio?». Ora, si dà il caso che io sia il tipo di autore che, quando comincia a lavorare a un libro, non ha altro intento se non quello di liberarsi del libro medesimo.
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Certe tecniche all'inizio di Lolita hanno indotto alcuni dei miei primi lettori a credere che si trattasse di un libro licenzioso. Si aspettavano il crescendo di scene erotiche; quando quelle si interruppero, loro interruppero la lettura, sentendosi annoiati e traditi. Questa, sospetto, è una delle ragioni per cui non tutti i quattro editori hanno letto il dattiloscritto sino alla fine. Il fatto che l'avessero trovato più o meno pornografico non mi interessava. Il loro rifiuto di comprare il libro era motivato non dal mio modo di affrontare il tema, ma dal tema stesso: per quanto riguarda la maggior parte degli editori americani, infatti, ci sono almeno tre temi assolutamente tabù. Gli altri due sono: il matrimonio tra un negro e una bianca, o viceversa, che sia magnificamente riuscito e culmini in tanti figli e nipotini; e l'ateo impenitente che viva una vita felice e utile, e muoia nel sonno all'età di 106 anni.
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Nessuno scrittore, in un paese libero, dovrebbe esser costretto a preoccuparsi dell'esatta linea di demarcazione tra il sensuale e l'erotico.
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Immagino che certi lettori trovino eccitante lo sfoggio di frasi murali dei romanzi irrimediabilmente banali ed enormi, battuti con due dita da persone tese e mediocri, e definiti dai pennivendoli «vigorosi» e «incisivi».
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Ci sono anime miti che giudicherebbero Lolita insignificante perché non insegna loro nulla. Io non sono né un lettore né uno scrittore di narrativa didattica. (...)
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Lolita non si porta dietro nessuna morale. 
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Per me un'opera di narrativa esiste solo se mi procura quella che chiamerò francamente voluttà estetica, cioè il senso di essere in contatto, in qualche modo, in qualche luogo, con altri stati dell'essere dove l'arte (curiosità, tenerezza, bontà, estasi) è la norma. Non ce ne sono molti, di libri così. Gli altri sono pattume d'attualità o ciò che alcuni chiamano la Letteratura delle Idee, la quale consta molto spesso di scempiaggini di circostanza che vengono amorosamente trasmesse di epoca in epoca.
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Che il mio romanzo contenga varie allusioni agli impulsi fisiologici di un pervertito è verissimo. Ma dopotutto non siamo bambini, non siamo delinquenti minorili analfabeti, né collegiali inglesi che dopo una notte di baldorie omosessuali devono subire il paradosso di leggere i classici in edizione espurgata.
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È infantile studiare un'opera di narrativa per trarne informazioni su un paese o su una classe sociale o sull'autore.

12 novembre 1956








4 commenti:

  1. Se tutte le persone che si approcciano a Lolita leggessero questi stralci non ne resterebbero così deluse/stizzite/impressionate. Io trovo Nabokov geniale, e mi piace quasi sempre.

    Bella selezione sul tuo blog, mi piacciono i libri che leggi.
    A presto!

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    1. Grazie!

      Lolita è uno di quei libri di cui mi sembrava superfluo scrivere una recensione o una riflessione, trovo che le parole di Nabokov siano perfette, non serve aggiungere altro. Mi piacerebbe quest'anno leggere qualcos'altro dell'autore. Consigli?

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    2. A me è piaciuto moltissimo Invito a una decapitazione. Lì c'è quello che Nabokov definisce "l'uomo opaco" e tutto quello chr ne consegue. Bello davvero.

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    3. A me è piaciuto moltissimo Invito a una decapitazione. Lì c'è quello che Nabokov definisce "l'uomo opaco" e tutto quello chr ne consegue. Bello davvero.

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