giovedì 19 dicembre 2013

Moscerine - Anna Marchesini


CRONACA DI UNA DELUSIONE



Se un libro è brutto e basta lo dimentico in fretta, se mi delude invece, mi incavolo come una bestia. Leggerete voi il risultato. Voi? Come reagite  quando un libro o un autore vi delude profondamente? Cosa pensate di quei libri che sarebbero anche interessanti ma sono illeggibili perché scritti male? Si può giudicare uno scrittore per le sue buone intenzioni o potenzialità?




Anna Marchesini, dopo i primi due romanzi, esce ora con una raccolta di racconti. Non si può certo dire che sia ancora un'autrice esordiente.

A suo tempo avevo letto 'Il terrazzino dei gerani timidi', come tutti incuriosito da qualche intervista televisiva dell'autrice. Il romanzo non mi aveva entusiasmato sia per la storia, autobiografica e senza particolari accenti, sia per la scrittura sovrabbondante, involuta, decisamente eccessiva e ridondante. Vizi tipici da novello scrittore: tanti paroloni e autocompiacimento sfrenato nel narrarsi. In quel caso però i molti problemi formali venivano parzialmente controbilanciati da una forte emotività del racconto: un'autentica fragile malinconia.

Nel caso di 'Moscerine' niente è perdonabile, una raccolta di racconti che sfiora l'illeggibile.

La Marchesini si rivela una scrittrice dalla sensibilità molto sottile, ma del tutto soffocata da una scrittura di maniera vuota, pedante, capace di asfissiare ogni barlume di emozione.

I racconti non decollano mai, la maggior parte di essi non ha al suo interno alcuna dinamica significativa; è pur vero che esistono in letteratura racconti che nascono e si risolvono intorno a un motivo descrittivo, ma nei racconti della Marchesini il senso della descrizione si esaurisce troppo spesso nella ricerca melodica dell'ordine delle parole, nei facili contrasti, nello stupore che dovrebbe provare il lettore nel suo gioco pirotecnico di parole e amenità.

Giusto per dare un esempio concreto di certe mostruosità, mi sono permesso di giocare al Piccolo Filologo. Munito di carta e penna, mi sono segnato quante volte in ciascun racconto si ricorra ad una similitudine (un 'come', 'come se', 'sembrava come' per intenderci). Insomma, vi propongo un classico esercizio di caccia alla figura retorica che tanto piace ai professori di liceo.

Chiariamo però prima un po' di cose:
- certe pedanterie non mi appartengono e non mi sono mai appartenute, non mi permetterei mai di misurare la qualità di un grande libro con questi mezzi.
- per me non esistono manuali di scrittura che possano dire cosa si possa fare e cosa no: chi scrive pedissequamente da manuale è già fuori dalla storia della letteratura, perché sta rifacendo qualcosa di già fatto e già codificato.
- non credo nel dogma per cui l'essenzialità, la linearità, la scorrevolezza e la scrittura cinematografica siano qualità imprescindibili per una scrittura nel XXI secolo. Complessità non è una brutta parola.
- capisco che l'esagerazione possa essere voluta e dosata a fini comici
- l'italiano si può usare in tutte le sue sfumature, passando da ciò che è alto e ricercato fino all'opposto, anche nell'arco di poche parole.

Ecco il risultato di questo giochetto, non l'ho fatto per tutti i racconti perché dopo un po' non ce la facevo più:
  • 'Lisetta', 27 pagine, 20 similitudini
  • 'Il profumo del caffè', 9 pagine, 23 similitudini (!)
  • 'La torta nuziale', 27 pagine, 26 similitudini
  • 'Poi si vedrà', 23 pagine, 18 similitudini
  • 'Le evidenze', 29 pagine, 11 similitudini (si è contenuta!)
  • 'Il salotto', 28 pagine, 28 similitudini

Ora, la frase tipo in questi racconti prevede che, a ogni oggetto, persona o paesaggio, si associ un elenco torrenziale di aggettivi, paragoni, metafore (se mi mettevo a contarle potevo morirci), una dopo l'altra, senza respiro. Ogni cielo assomiglia a qualcosa e a qualcos'altro ancora, ogni persona si comporta come qualcuno e qualcun altro ancora, e così via. Questo mio spoglio è davvero solo un piccolo esempio. Fenomenali sono inoltre le metafore nelle metafore e i paragoni all'interno di altri paragoni!

Il punto è che in questo modo anche la più felice delle immagini creata viene svilita qualche riga dopo. Nulla sembra davvero necessario, tutto è accessorio, quindi vuoto, senza significato.

Un esempio: “il seno della professoressa Maria Luce Colli rimaneva sempre lo stesso, tutto impennato sostanzioso compatto ingualcibile, di fatti immutato; un vero punto fermo, un autentico baluardo delle certezze, una iniezione di fiducia, una realtà ineludibile come la creazione del mondo, una tappa altissima dell'evoluzione della specie, un edificio naturale creato come le foreste come i ghiacciai come le cascate a testimonianza del divino (…), il senno perduto di Orlando finito sulla luna, la quadratura del cerchio, il sesto dei segreti di Fatima (…)” (e avanti così ancora e ancora).

Vi sfido a sopportare questo per 250 pagine.

Un vero peccato, una delusione, perché in alcune rare pagine riaffiora una sensibilità spiccata verso i vari personaggi. Affrontano la durezza di una vita mediocre, le grandi sofferenze del quotidiano, felicità illusorie, la noia di una vita votata all'apparenza. E vi è la malattia che consuma e assottiglia sempre più il confine tra la vita e la morte. Tutti questi temi subiscono poi con una qualche originalità la distorsione di un'amara comicità.

Anna Marchesini avrebbe potuto dispiegare una profonda analisi di questi temi, ma ci riesce solo per qualche istante, ed è straziante, nel racconto 'In punto di morte'.


Mi chiedo onestamente se si stato fatto su questo libro un serio lavoro di editing, perché purtroppo sembra davvero un prodotto amatoriale, senza alcuna riflessione sul tipo di scrittura e sulla sua reale efficacia, specie pensando alla difficile dimensione del genere racconto.

3 commenti:

  1. L'ho comprato a dicembre, ancora non sono riuscita a finirlo. La NOIA più mortale.

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    1. Ti capisco, abbandonalo senza alcun rimorso! ;-)

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  2. Non è libro per chi si è abituato alle traduzioni.
    A me non solo è piaciuto ma è mio oggetto di studio, certo bisogna aver letto bene Proust, la Austen e la Wolf altrimenti... che lettori siamo?

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